Con la presente segnaliamo che l’Ispettorato nazionale del Lavoro ha emanato la nota prot. n. 473 del 22 marzo 2021, con la quale ha fornito un chiarimento in merito alla possibilità di applicare il regime sanzionatorio previsto all’art. 1, comma 913, della Legge n. 205/2017 - sanzione amministrativa pecuniaria consistente nel pagamento di una somma da 1.000 euro a 5.000 euro - nei casi di mancata esibizione, da parte del datore di lavoro, di documentazione attestante il pagamento della retribuzione con strumenti tracciabili, anche a fronte di dichiarazione del lavoratore che confermi di non essere stato pagato in contanti.
In relazione alle modalità attraverso le quali i datori di lavoro possono effettuare la corresponsione della retribuzione, l’art. 1, commi 912, della L. n. 205/2017, sancisce che “la firma apposta dal lavoratore sulla busta paga non costituisce prova dell'avvenuto pagamento della retribuzione”.
Inoltre, non esclude la responsabilità del datore di lavoro, nemmeno la dichiarazione resa dal lavoratore che confermi di essere stato pagato, in assenza della relativa prova ricavabile dalla tracciabilità intrinseca di tale pagamento.
Ciò in particolare in riferimento a quei mezzi di pagamento che – sebbene non esplicitamente consentiti dalla legge – sono stati ritenuti comunque idonei ad assolvere alla funzione antielusiva della norma, in quanto pur sempre tracciabili, come ad esempio il pagamento in contanti presso lo sportello bancario o postale dove il datore di lavoro abbia aperto un conto corrente o conto di pagamento ordinario, soggetto alle dovute registrazioni e non un conto corrente di tesoreria con mandato di pagamento, come prescritto dalla lett. c) del comma 910.
Sussiste quindi, in capo al datore di lavoro, un obbligo di conservazione della documentazione – in particolare delle ricevute di versamento – anche nei casi di versamenti effettuati su carta di credito prepagata intestata al lavoratore, non collegata ad un IBAN (ricompresa tra gli “strumenti di pagamento elettronico”), al fine di garantire l’effettiva tracciabilità delle operazioni eseguite, anche attraverso la loro esibizione agli organi di vigilanza.
Resta salva, nelle ipotesi di dubbia corresponsione della retribuzione attraverso gli strumenti prescritti, la possibilità che il personale ispettivo – sulla base delle circostanze del caso concreto e degli elementi acquisiti in sede di accertamento – attivi le procedure per le verifiche presso gli Istituti di credito, differenziate a seconda del sistema di pagamento adottato, anche per escludere la corresponsione della retribuzione in contanti direttamente al lavoratore e conseguentemente la sussistenza della fattispecie illecita prevista dalla norma.

Come di consueto lo Studio è a vostra disposizione per qualsiasi approfondimento in materia.

AMARELLI & PARTNERS

Circolare n.17

Tracciabilità della retribuzione. Nota dell’Ispettorato nazionale del Lavoro

25 marzo 2021