Circolare n.32

Convalida delle dimissioni del lavoratore padre alla luce della recente nota n. 749 del 25 settembre 2020 dell’Ispettorato nazionale del lavoro

Salò, 6 novembre 2020

Segnaliamo che con la nota 25.09.2020, prot. 749 l’INL ha voluto fare chiarezza sul tema attinente alla convalida delle dimissioni del lavoratore padre durante i primi 3 anni di vita del bambino.

Cogliamo l’occasione per offrirvi una panoramica generale su quanto previsto dalla normativa in tema di congedo del lavoratore padre.

L’attuale formulazione dell’art. 55, D.Lgs. n. 151/2001, così come modificato dall'art. 12, comma 1, lett. a), del D.Lgs. n. 80/2015, testualmente recita:

- al comma 1 “in caso di dimissioni volontarie presentate durante il periodo per cui è previsto, a norma dell'articolo 54, il divieto di licenziamento, la lavoratrice ha diritto alle indennità previste da disposizioni di legge e contrattuali per il caso di licenziamento. La lavoratrice e il lavoratore che si dimettono nel predetto periodo non sono tenuti al preavviso”;

- al comma 2 “la disposizione di cui al comma 1 si applica al padre lavoratore che ha fruito del congedo di paternità”;

- al comma 3 “la disposizione di cui al comma 1 si applica anche nel caso di adozione e di affidamento, entro un anno dall'ingresso del minore nel nucleo familiare”;

- al comma 4 “La risoluzione consensuale del rapporto o la richiesta di dimissioni presentate dalla lavoratrice, durante il periodo di gravidanza, e dalla lavoratrice o dal lavoratore durante i primi tre anni di vita del bambino o nei primi tre anni di accoglienza del minore adottato o in affidamento, o, in caso di adozione internazionale, nei primi tre anni decorrenti dalle comunicazioni di cui all'articolo 54, comma 9, devono essere convalidate dal servizio ispettivo del Ministero del lavoro e delle politiche sociali competente per territorio. A detta convalida è sospensivamente condizionata l'efficacia della risoluzione del rapporto di lavoro”.

Ai sensi di quanto previsto dal primo comma dell’art.55, quindi, il genitore che si dimette durante il periodo “coperto” dall’art. 54 - e cioè durante la gravidanza e/o fino al termine dei periodi di interdizione dal lavoro previsti dal Capo III, nonché fino al compimento di un anno di età del bambino - non è tenuto a rispettare il periodo di preavviso imposto nei rapporti di lavoro a tempo indeterminato e ha invece diritto all’erogazione da parte dell’azienda dell’indennità sostitutiva del preavviso.

Secondo quanto previsto, poi, dal quarto comma, per le dimissioni e risoluzioni consensuali presentate dalla lavoratrice madre o dal lavoratore padre durante i primi tre anni di vita del bambino, è prevista una particolare procedura di convalida - volta ad accertare che le dimissioni siano genuine, frutto di una reale volontà del dipendente e non, al contrario, imposte dal datore di lavoro per ragioni riguardanti la situazione familiare dell’interessato.

Tale procedura risulta così strutturata:

– presentazione della richiesta di convalida al servizio ispettivo, con allegata la copia della lettera di dimissioni inviata al datore di lavoro;

– convocazione del lavoratore da parte dei servizi competenti al fine di valutare l’effettiva volontà di quest’ultimo;

– un colloquio, nel quale il funzionario – dopo aver informato il lavoratore dei principali diritti previsti dalla normativa sulla maternità – provvede sia a far compilare un apposito modello sia a informarlo in merito alla possibilità di rivolgersi alla consigliera provinciale di parità competente sia ad acquisire il consenso al trattamento dei dati raccolti ai fini statistici allo scopo di promuovere la parità tra uomini e donne sul posto di lavoro;

– rilascio, entro 45 giorni dalla richiesta, da parte del servizio competente di un provvedimento di convalida che viene inviato sia al lavoratore che al datore di lavoro: da tale momento, quest’ultimo potrà procedere con la comunicazione obbligatoria di risoluzione del rapporto (ML, nota n. 22350/2015).

Facciamo adesso un passo indietro, ed approfondiamo il contenuto normativo del secondo comma dell’art. 55, D.Lgs. n. 151/2001: possiamo dire che da una interpretazione “letterale” sembrerebbe emergere come, sia il diritto di percepire le indennità di legge e contrattuali, sia quello di dimettersi senza preavviso, siano legati alla fruizione del congedo di paternità: a tal proposito, si ricorda che questo congedo (art. 28 del D.lgs. 151/2001) è fruibile in alternativa a quello di maternità soltanto in alcuni casi, quali il decesso o la grave infermità della madre, l’abbandono del bambino o l’affidamento esclusivo al padre stesso.

Sul punto, l’Ispettorato Nazionale del Lavoro è intervenuto, con nota prot. n. 749 del 25.09.2020, precisando che ai fini dell’obbligo di convalida è sufficiente che all’azienda sia nota la situazione familiare del lavoratore, in virtù di precedenti comunicazioni trasmesse anche per finalità diverse dalla fruizione del congedo di paternità stesso o del congedo obbligatorio del padre previsto dalla L. 92/2012 (ben diverso dal congedo del D.Lgs. 151/2001) e consistente – per gli eventi verificatisi dal 1.01 al 31.12.2020 – in 7 giorni obbligatori e 1 ulteriore giorno facoltativo da utilizzare entro i primi 5 mesi di vita del bambino. Si pensi, ad esempio, alla domanda per la fruizione degli assegni familiari o al modello “D23” con cui il dipendente chiede di vedersi riconosciute in busta paga le detrazioni per figli a carico.

In buona sostanza, l’obbligo di convalida dipende esclusivamente dallo status di genitori dei lavoratori.

Come di consueto, lo Studio Amarelli & Partners è a vostra disposizione per qualsiasi approfondimento.

 

 AMARELLI & PARTNERS